mercoledì 9 aprile 2014

Hannah Arendt - Margarethe von Trotta

qui si capisce come è nata la banalità del male e tutta l'ostilità che ancora oggi la circonda (per Claude Lanzmann, per esempio, è "una delle più colossali idiozie concepite").
Barbara Sukova è perfetta nella parte, e riesce ad attirarsi amori e odi senza paura.
bello il rapporto di Hanna con gli amici e gli studenti, non sempre gli amici la sostengono, molti diventano ex-amici.
la libertà di pensiero non è mai stata facile, in altri tempi c'era il rogo, ora "solo" l'ostracismo e l'emarginazione.
il film è un po' didascalico, ma fa pensare, e già questo, insieme con Barbara Sukova, è un'ottimo motivo per guardarlo - Ismaele






…Trotta ha scelto il periodo più difficile per la filosofa ma anche quello che ha visto nascere il pensiero indipendente e l’idea della banalità del male che rivoluzionò  il modo di vedere e analizzare l’Olocausto.
Margarethe  Von Trotta ha il merito di farci conoscere Hannah anche nel privato come amica, come moglie, affettuosa e attenta, perdutamente innamorata del marito Heinrich , considerato “la sua casa” con cui lei aveva un rapporto viscerale, completo, profondo che andava aldilà persino delle sue scappatelle che accettava senza dimostrare la benché minima gelosia, senza sotterfugi e menzogne, atteggiamento che suscitava la disapprovazione ironica della sua amica scrittrice Mary McCarthy che la difese strenuamente con ironia e coraggio, e che non le negò mai la sua amicizia fino alla fine. Questo film è davvero un capolavoro da non perdere con una interpretazione di Barbara Sukova, straordinaria, incredibile, come dice la stessa Von Trotta: Non avrei potuto realizzare il film senza di lei.

L’effetto è quello di uno sceneggiato televisivo, nel quale il racconto è affidato totalmente alle parole, in cui le immagini – la vera forza dell’opera filmica – non giocano alcun ruolo, nella scialba rappresentazione della vita di un’insegnante di filosofia decisamente snob. Non c’è traccia in questo film né dell’intelligenza poietica ed ermeneutica di una filosofa eccezionale, né del pathos necessario a coinvolgere lo spettatore nell’impresa altamente emotiva, coraggiosamente abbracciata da Arendt, di attraversare la più grande tragedia del secolo scorso, la Shoah, con una volontà indefessa di comprendere, di afferrare il senso dell’apparentemente insensato, di concepire l’inconcepibile…
…il limite maggiore di questo film sta tuttavia nell’essere cinematograficamente piatto, vittima di una banalizzazione del linguaggio delle immagini che tradisce un intento puramente documentario. Il che rende quest’opera un prodotto freddo, un’algida fiction che se non la consegna alla storia del cinema, è inefficace anche nel riprodurre la forza di un’audace interpretazione filosofica del mondo.

il est vrai qu'entre le voyage vers un passé enfoui que le procès permet à la philosophe d'effectuer, et le point de vue qu'elle va adopter sur l'homme et le nazisme, ce fait historique avait de quoi captiver. D'autant qu'il interroge d'un côté sur la responsabilité passée de certains responsables juifs dans la mise en place de la « solution finale », et de l'autre sur la capacité du peuple d'Israël à la moindre auto-critique, hors de la parole officielle liée à la Shoah.
Oui mais voilà, la réalisatrice choisit de s'intéresser à la description de salons New Yorkais, et à un milieu universitaire et journalistique étriqué, oubliant de consacrer un réel temps à l'Histoire. Elle se contente, pour évoquer les exactions du criminel nazi, fonctionnaire obéissant, d'une ennuyeuse reconstitution du procès, mêlée de quelques images du vrai événement. On y voit quelques instants Barbara Sukowa, dodeliner, froncer les sourcils par interrogation, et prendre des notes. Cinématographiquement parlant, l’encéphalogramme est désespérément plat…

…Von Trotta cuenta en su film con una aliada poderosa, la actriz Barbara Sukowa, que entrega a una muy convincente Hannah Arendt, empeñada muy en serio en su solitaria tarea de pensar. Hay un intento serio por objetivar al personaje, no entregar una hagiografía simplista. De modo que junto a su esfuerzo intelectual y moral se incluyen los reproches de personas muy allegadas, por sus supuestas frialdad y arrogancia. El cuadro es en tal sentido muy completo, porque vemos además a Arendt en la intimidad, con sus amigos, y con su esposo, el muy amado Heinrich Blücher, en episodios tan emotivos como el de su ictus.
Resulta apasionante la reflexión propuesta por Von Trotta siguiendo a Arendt sobre el mal, llevado al colmo en el siglo XX, junto al descubrimiento de que detrás de tales acciones hay gente gris, burócratas, que simplemente hacen lo que se les ordena, sin cuestionar su moralidad.
Formalmente, la película es muy inteligente, a su indudable densidad corresponde un sentido del ritmo que sabe cambiar de escenarios, Nueva York, Jerusalén, el campo, y utilizar justificadamente grabaciones auténticas de Eichmann ante el tribunal, encerrado en su urna de cristal.
da qui

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